Steamboat Switzerland - Live - (Unit Records 4104)


Settantaquattro minuti di avanguardia èla proposta di questo talentuoso trio svizzero. Lo spessore artistico dei componenti (Domink Blum all'Hammond, Marino Pliakas al basso e Lucas Niggli alla batteria e percussioni) èdecisamente ragguardevole, trattandosi di personaggi già coinvolti in progetti d'alto profilo e provenienti dagli ambienti di conservatorio e delle aree free jazz più sperimentali. Descrivere con precisione l'andamento di "Live" ècosa nient'affatto semplice. L'improvvisazione è alla base di tutto il loro operato. Basso, batteria e Hammond insieme alla ricerca della materializzazione sonora di reali incubi rumoristi e aritmici, spesso sfocianti dauna parte in veri e propri sfoghi creativi dall'impatto inquietante, come nel caso della veloce parte centrale di "Trabant Knoxville Skill" o del tema/spot dell'annichilente "Uncle Globus", dall'altra in climax astratti e impalpabili (leggi i divertissement cerebrali di "Slaver Meierei Avant" su tutto). In particolare l'organo , adoperato come vero e proprio strumento "terroristico" teso alla materializzazione di trame assolutamente noise e a sprazzi addirittura ancestrali, rende la loro musica particolarmente caratterizzata e riconoscibile. Premettendo che si va ragionare esclusivamente di una comunanza ideologica di fondo e non di vere e proprie condivisioni stilistico/esecutive, potremmo avvicinare gli Steamboat Switzerland a progetti come Supersilent e MASS o, andando più indietro, alla filosofia della creazione attraverso il rumore dell'ultimo Coltrane. Come se Edgard Varese e Larry Young (decisamente il riferimento principe di Blum) avessero messo le mani sul repertorio del più elettrico ed eclettico del Miles Davis della svolta anni '70. Fornendo, quindi, un vero e proprio mondo a parte di suoni ed intenzioni, i tre da Zurigo si collocano in una terra di nessuno. A sinistra dell'impro/free jazz (forse troppo visionari) e destra di una scena alternative (non c'èStorm&Stress o band post che tenga in questo caso). Forse il fascino deriva proprio dall'impossibilità di trovare loro una precisa collocazione. Da ammirare per quello che sono. Consigliati a chiunque viva con un certo approccio "intellettuale" i propri ascolti.

(Giulio Pescatori, http://www.freakout-online.com/arc_s_alb02.htm) http://www.freakout-online.com/archivio_albums/lettera_s.html

back to recensions
HOME